Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna copre un’area di circa 36.000 ha, equamente divisa fra l’Emilia Romagna e la Toscana, comprendente territori delle province di Forlì-Cesena, Arezzo e Firenze. Si estende lungo la dorsale appenninica tosco-romagnola, scendendo ripidamente lungo le vallate parallele del versante romagnolo e in maniera più graduale nel versante toscano, che si presenta con pendii più dolci, fino all’ampio fondovalle formato dall’Arno.
Nel versante romagnolo sono compresi territori dei comuni di Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore, Portico-San Benedetto e Tredozio. Nel versante toscano dei comuni casentinesi di Poppi, Bibbiena, Chiusi della Verna, Pratovecchio, Stia e, infine, di quelli mugellani di San Godenzo e Londa.
COSA FARE NEL PARCOIl Parco si può visitare con piacevoli escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo o, in inverno, con gli sci da escursionismo e le ciaspole, lungo i circa 600 chilometri della rete sentieristica. Oltre ai percorsi trekking più impegnativi sono presenti nel territorio del Parco 9 Sentieri Natura, brevi itinerari situati in zone facilmente accessibili, la cui caratteristica principale è di essere predisposti per mostrare le particolarità che si incontrano lungo il cammino, e che potrebbero facilmente sfuggire ai visitatori meno attenti o meno preparati.Inoltre a Campigna e a Badia Prataglia sono stati allestiti due “Sentieri per tutti… i sensi” accessibili a tutti. Sul territorio sono distribuiti i Centri Visita, importanti strutture di accesso e di orientamento per il visitatore, tutti pensati secondo uno specifico tema, inerente all’area in cui si trovano. Oltre ai Centri Visita sono presenti alcuni Punti Informazione.Altre strutture presenti nel Parco sono: il Giardino Botanico di Valbonella (nel comune di S. Sofia), l’Arboreto e il Museo Forestale “Siemoni” a Badia Prataglia, il Museo Forestale “G. Campadelli” a Campigna.
Sul territorio sono presenti anche molte aree di sosta attrezzate con tavoli, panche e alcune anche con fornacelle e fontane di acqua potabile. IL PLANETARIO ricostruisce, al chiuso di una stanza con un’apposita cupola, la volta celeste così come la vedremmo all’aperto in un luogo lontano dalle fastidiose luci delle città. Giocando con la sfera celeste e simulando spostamenti spazio – temporali alla scoperta del cielo boreale nelle varie stagioni si possono riconoscere le costellazioni, i moti di stelle, Luna, Sole e pianeti e si può imparare ad orientarsi con le stelle. Il Centro dispone di strumentazioni e materiali didattici di supporto: strumenti per misurazioni e osservazioni, diapositive, video, cd-rom, software, riviste, libri e materiale informativo. L’ampio piazzale esterno può essere utilizzato per esperimenti sul moto del Sole e ospita la terrazza del Sole, una serie di strumenti didattici che permettono la determinazione dell’altezza del Sole all’orizzonte, l’identificazione del passaggio al meridiano e agli equinozi, la misura del tempo.PER LE SCUOLELe attività didattiche sono affidate ad astrofili esperti appositamente formati e sono calibrate al grado di apprendimento degli alunni, con possibilità di usufruire del Centro lungo tutto il corso di studi con approfondimenti successivi degli argomenti. LUOGHI DA VISITARE _ Camaldoli e il Sacro Eremo l’ordine monastico dei Camaldolesi nasce dalla figura del leggendario fondatore San Romualdo. Il suo nome, è legato inscindibilmente a quel fazzoletto di terra nascosto sui più alti versanti dell’Appennino Casentinese che il conte Maldolo di Arezzo gli donò nel 1012. Qui, infatti, Romualdo costruì un oratorio con cinque celle, primo nucleo dell’Eremo di Camaldoli custodito fino ai giorni nostri dai monaci Camaldolesi. Il nome della comgregazione, dell’Eremo, e della successiva foresta derivano, probabilmente, da Cà Maldolo, in riferimento a colui che aveva donato la terra al Santo. Prima di morire, nel 1027, Romualdo riuscì a edificare in località “Fonte Buono”, in posizione meno solitaria e più facilmente raggiungibile, una seconda, piccola costruzione che aveva lo scopo di accogliere gli ospiti ed i pellegrini. In questo modo vennero gettate le basi per la costruzione, che avvenne nel XVI secolo, dell’odierno Monastero costituito da due piani e che può ospitare più di cento monaci. Anche l’Eremo, nel corso dei secoli, subì degli allargamenti e oggi è formato da venti celle e dalla chiesa di S.Salvatore, di stile barocco. La sorte della foresta circostante l’Eremo e il Monastero fu legata in maniera indissolubile con quella dei sacri edifici, e più questi si ingrandivano più aumentavano le donazioni di boscose terre appenniniche. I monaci si prodigarono in maniera egregia per la cura e il governo del bosco, sostituendo al bosco misto di faggio e abete piantagioni pure di Abete bianco._ Cascata dell’Acquacheta_ Ridragoli la diga e il lago_ Campigna_ Lago degli idoli_ La lama_ L’Abbazzia di Badia Prataglia_ Serravalle- La Verna San Francesco quando ricevette in dono dal conte Cattani l’intera montagna su cui sorge La Verna, nel 1213 la amò subito perchè remoto e silenzioso, adatto per vivere in un’austera e ascetica solitudine. Qui, infatti, il Santo ricevette le Stimmate, il 14 settembre del 1224. L’importanza della Verna nel cammino francescano è ben sintetizzata dalla parole scritte sul portone d’ingresso all’Eremo: <<Non est in toto sanctior orbe mons>> (non vi è al mondo monte più sacro). I lavori di costruzione del complesso monastico iniziarono comunque già nel XIII secolo con l’innalzamento della chiesa di S.Maria degli Angeli e proseguirono poi nel 1348 con la costruzione della Basilica, o Chiesa Maggiore. Da ricordare che all’interno di questa sono conservate numerose, preziose terrecotte di Andrea della Robbia. Il complesso monastico, che, dalla sua impressionante rupe, si affaccia sulla valle dell’Arno, è quasi completamente avvolto dalla secolare Foresta Monumentale, dove sono stati censiti esemplari di abete bianco di altezza superiore ai 40 metri (molto interessante, prima di partire, consultare la “Carta Forestale della Verna”, SCAF 1982, molto dettagliata dal punto di vista botanico).