Tipologia : Riserva Naturale Provinciale
Superficie : 1604 ettari
Altitudine : 850-1204 metri
Ambienti : Montuoso con Pascolo
Comuni : Sestino
Generale:
Il Sasso di Simone e l’adiacente Simoncello sono due curiosi rilievi a forma di parallelepipedo, che non sfuggono di certo alla vista di chi percorre questo tratto di crinale appenninico. La loro posizione, più prossima al mar Adriatico che al Tirreno, coincide con l’estrema punta orientale della Toscana, incuneata nelle Marche. La Riserva Naturale protegge l’intero Sasso di Simone e i rilievi argillosi circostanti, fino al Simoncello, formando un complesso unico con il confinante Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello, in territorio marchigiano.
Interessi di vario genere ruotano intorno al Sasso: una densa storia, documentata a partire dal Neolitico, un’interessante e inusuale geomorfologia e un prezioso patrimonio floro-faunistico, il tutto inserito in un contesto paesaggistico veramente unico.
Dopo il dominio romano, che interessò il territorio di Sestino dal 295 a.c., quest’area è andata incontro a spopolamento fino al 1100, quando venne costruita proprio sulla sommità del Sasso un’abbazia benedettina, che sorse probabilmente su un precedente edificio religioso longobardo. L’abbazia, dopo un fiorente periodo durato fino al XIV sec., cominciò a decadere e l’inaccessibile pianoro del Sasso entrò così nelle mire di Malatesta Novello, che vi realizzò un’imponente fortezza a controllo del suo vasto territorio. Quando nel 1520 i Malatesta cominciarono a decadere, perdendo i loro possedimenti; il Sasso, passò prima alla Repubblica Fiorentina e poi ai Medici. Cosimo dé Medici rimase talmente impressionato dal luogo da volervi costruire una vera e propria città fortificata, non solo a scopo difensivo ma anche per consolidare il potere del suo Stato in quest’area così marginale. La costruzione iniziò nel 1566 e in una decina di anni vennero costruite le mura, diverse abitazioni, una cappella e la sede del Capitanato di Sestino, istituito nel 1575. Varie circostanze, tra cui le distanze con i centri principali, la difficoltà di accesso e, soprattutto, gli inverni molto rigidi impedirono, fin dall’inizio, che l’insediamento si sviluppasse; in quegli anni infatti, gli abitanti, non arrivarono mai nemmeno a 100, e una buona metà erano militari. Nel 1663 la città-fortezza era già in piena decadenza e gli fu tolto anche il presidio militare. Del sogno di Cosimo rimangono i ruderi, affioranti tra la vegetazione che oggi ricopre il Sasso.
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on Giovedì, Giugno 26th, 2008 at 9:28 am and is filed under aree protette, natura, valtiberina.
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