Archive for Giugno, 2008

Film girati nella provincia di Arezzo

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Negli ultimi anni la Toscana e in particolare la vallata aretina ha ospitato diversi set e scene di film famosi.

Il più famoso di tutti è La vita è bella, di Roberto Benigni, vincitore di tre premi Oscar, fu girato tra il novembre del 1996 e l’aprile del 1997 tra Arezzo, Montevarchi (Valdarno aretino), Roma e Terni.

Nel Casentino invece è stato girato per la maggior parte il film di Leonardo Pieraccioni Il Ciclone. Le scene che si svolgono all’interno del paese sono state girate principalmente a Stia, il primo paese della valle che tocca l’Arno dopo essere nato dal monte Falterona.

Celebri le scene con Paolo Hendel in garage, ambientata proprio nella piazza principale di Stia e la scena della farmacia ambientata a Poppi.

Sempre Leonardo Pieraccioni ci ha regalato più recentemente (2007) Una moglie bellissima. Il film è stato girato per lo più nel bellissimo borgo di Anghiari ma anche in alcune parti della città come il Foro Boario.

Girato sempre nei colli toscani e nei pressi di Arezzo, Monte San Savino ma anche a Deruta nella vicina Umbria è il film per la televisione Per una notte d’amore per la regia di Vittorio Sindoni in onda su Rai Uno il 20 e 21 Aprile 2008. La fictio, interpretata da Vannessa Hessler e Roberto Farnesi, è stata prodotta da Edwige Fenech e diretta sempre da Vittorio Sindoni.

Last but not least, anche la quarta valle della provincia, Valdichiana con la bellissima Cortona è stata il set di Under the sun, dove sono stati coinvolti quasi tutti i cittadini che hannodato il loro contributo autorizzando anche la produzione a filmare all’interno di bar e negozi. In definitiva è un film leggero che cerca di trasmettere ottimismo e prova a dar forza di girar pagina nei momenti più difficili per trovare la vera felicità.

Il Palio della Balestra

Giovedì, Giugno 26th, 2008

A Sansepolcro, nel suggestivo scenario di piazza Torre di Berta, racchiusa tra palazzi rinascimentali, ogni anno nella seconda domenica di settembre si svolge la storica disputa del Palio della Balestra tra i balestrieri di Sansepolcro e Gubbio: una tradizione che si rinnova dal XV secolo.

Tutte le informazioni sull’evento sono presenti nel sito www.balestrierisansepolcro.it

PALIO DELLA VITTORIA

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Manifestazione per il borgo medievale di Anghiari il 29 giugno di ogni anno in memoria
della famosa Battaglia di Anghiari…

Il lontano 29 giugno 1440 ad Anghiari fiorentini e milanesi si affrontavano nella celeberrima Battaglia d’Anghiari, la stessa che Leonardo da Vinci dipinse nel Salone dei Cinquecento a Firenze e che Machiavelli descrisse tanto dettagliatamente. Da allora il borgo toscano, ogni 29 giugno per celebrare la famosa vittoria istituì una festa solenne: il Palio della Vittoria.

La manifestazione avrà inizio a partire dalle 18,30, quando in Piazza Baldaccio arriveranno i balestrieri e gli sbandieratori di Sansepolcro, i figuranti della Repubblica fiorentina, i musici della Giostra del saracino di Arezzo e i notabili di Anghiari. Seguirà il registro dei corridori e la consegna delle divise da corsa.
Al tramonto un corteo guidato dal Sindaco di Anghiari, si dirige alla Cappella della Vittoria dove, alle ore 20.30, lo sparo della bombarda segna l’inizio della sfida fra i corridori in rappresentanza dei Comuni partecipanti.

Gli sfidanti percorrono a perdifiato 1400 metri in salita, fino alla centrale Piazza Baldaccio. Al vincitore della corsa onore e merito, al Comune da lui rappresentato l’ambito Palio. fonte: www.anghiari.it

ALPE DELLA LUNA

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale                                                                        

Superficie : 1540 ettari

Altitudine : 520-1453 m                                                                              

Ambienti : Montuoso

Comuni :  Badia Tedalda, Pieve Santo Stefano e Sansepolcro

 

Descrizione:

La Riserva protegge una parte della dorsale appenninica compresa tra Badia Tedalda e Sansepolcro, conosciuta con il nome di Alpe della Luna.

Questa lunga dorsale comprende una serie di rilievi ad andamento nord-ovest sud-est, culminanti con il Monte dei Frati (m 1.453) e con il Monte Maggiore (1.384 m), che segnano rispettivamente il confine occidentale e orientale dell’area protetta. Insieme al Monte Sodo Pulito (1.225 m), sua naturale prosecuzione verso sud-est, l’Alpe della Luna fa da spartiacque tra l’alta valle del Tevere, nel versante tirrenico, e quella del fiume Marecchia, nel versante adriatico. L’area, in buona parte di proprietà pubblica, è confinante con l’omonima Oasi di Protezione faunistica, che amplia in modo consistente il territorio destinato alla conservazione delle specie animali.

Dai pendii settentrionali della dorsale si origina il torrente Presalino, affluente del Presale, che si getta nel fiume Marecchia poco dopo aver attraversato il paese di Badia Tedalda. Il versante meridionale è invece solcato dagli affluenti del torrente Afra e dal Fosso di Stianta, tributari del Tevere. Il Fosso di Moscheto, uno degli affluenti dell’Afra, segna il confine meridionale della Riserva.

L’area protetta racchiude un territorio prevalentemente boscato, nel quale si susseguono cerrete, faggete e interessanti boschi misti. Caratterizzano il paesaggio anche alcune aree prative, punteggiate da piccoli insediamenti storici come Monterano e Montelabreve, quest’ultimo esistente già nel XIII sec., a cui si aggiungono numerosi sparsi edifici rurali, testimonianze di un passato in cui l’Alpe era senz’altro molto più affollata di oggi. La Spinella, Montagna, Pian della Capanna e altri edifici oggi inghiottiti dalla vegetazione sono stati protagonisti della lotta partigiana, fungendo da luoghi di rifugio e di ritrovo. Oggi, percorrendo il crinale e le radure che si aprono nella zona di Monterano, la vista spazia sul territorio di Badia Tedalda e su buona parte della Valmarecchia, dal Monte Botolino fino alle inconfondibili sagome del Sasso di Simone e del Simoncello

BOSCO DI MONTALTO

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale

Superficie : 20 ettari

Altitudine : 1000 m

Ambienti : Montuoso

Comuni :  Pieve Santo Stefano

Descrizione:  Il rilievo cupuliforme di Montalto (1.060 m di quota) si trova a pochi chilometri da Pieve S. Stefano, lungo la dorsale che dal Poggio delle Calbane culmina al Passo di Viamaggio. La sua forma lo rende ben distinguibile lungo tutta la strada provinciale che da Pieve Santo Stefano sale al Passo e la sua fitta copertura forestale interrompe il paesaggio circostante, caratterizzato da prati pascolati e arbusteti. La Riserva protegge l’intero versante settentrionale di Montalto, uno scosceso pendio ricoperto da boschi di notevole interesse naturalistico che si sono conservati fino ad oggi grazie proprio alla morfologia accidentata del rilievo.

In particolare il bosco è dominato da faggio, carpino nero (particolarmente abbondante nelle aree meno fertili) e acero opalo, a cui si accompagnano frassino maggiore, acero campestre, acero di monte, tiglio comune, farinaccio, maggiociondolo alpino, olmo montano e acero riccio.

Lo sfruttamento selvicolturale è stato infatti da sempre molto limitato ed è definitivamente cessato da più di cinquant’anni, per mancanza di interesse economico da parte dell’attuale proprietario.

MONTI ROGNOSI

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale

Superficie : 171 ettari

Altitudine : 650-700 m

Ambienti : Montuoso

Comune :  Anghiari

 

Generale:

I Monti Rognosi costituiscono un esteso gruppo di rilievi collocato a nord-ovest di Anghiari, la cui cima più alta (Monte della Croce) arriva a 680 m di quota. La Riserva si sviluppa sul Poggio Pian della Croce (630 m), cima secondaria del rilievo principale, lungo il versante destro del torrente Sovara, un affluente del Tevere. La perimetrazione interessa per la maggior parte il territorio demaniale, con una minima porzione, nella zona del Conventino, di proprietà privata.

A dispetto dell’appellativo poco invitante, i Monti Rognosi rappresentano un interessantissimo comprensorio naturale, caratterizzato dall’affioramento di un particolare tipo di rocce conosciute nell’insieme come ofioliti, sulle quali si è sviluppata una peculiare vegetazione e un caratteristico paesaggio, desolato e nudo a prima vista, ma ricco di emergenze botaniche e faunistiche.

Le stesse rocce hanno avuto importanza notevole per l’uomo, che vi ha ricavato minerali di rame e materiale lapideo.

La posizione di questi rilievi, interposti tra la Valtiberina e la città di Arezzo, ne ha fatto dei luoghi di transito importanti. In epoca romana la via Ariminensis, di collegamento tra Arezzo e Rimini, passava da Ponte alla Piera e attraversava i Monti Rognosi fino al Passo della Scheggia, proseguendo poi verso Arezzo. Nei secoli questo tracciato è rimasto quasi immutato ed è stato frequentato fino a tempi recenti dai pastori durante la transumanza delle greggi verso i pascoli della Maremma, tanto che nel Medio Evo era conosciuto come “strada maremmana”.

Lungo questo antico percorso sono sorti importanti insediamenti come il Castello di Montauto, residenza feudale dei potenti Conti di Galbino, costruito in posizione dominante sul Monte della Croce e Castiglion Fatalbecco, antico castello di fondazione longobarda poi appartenuto ai Galbino e ai monaci di Camaldoli, di cui restano i ruderi sulla sommità del Poggio di Castiglione.

Il potere feudale era molto radicato in tutta la zona dei Monti Rognosi, che rimase a lungo politicamente autonoma, fino all’annessione del territorio al Granducato di Toscana.

Presso il torrente Sovara, in prossimità della viabilità principale, è situato Il Conventino, un convento di suore agostiniane, oggi di proprietà privata, costruito probabilmente già nel XIV secolo come punto di sosta lungo la strada che collegava Sansepolcro al Castello di Montauto.

SASSO DI SIMONE

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale

Superficie : 1604 ettari

Altitudine : 850-1204 metri

Ambienti : Montuoso con Pascolo

Comuni :  Sestino  

Generale:

Il Sasso di Simone e l’adiacente Simoncello sono due curiosi rilievi a forma di parallelepipedo, che non sfuggono di certo alla vista di chi percorre questo tratto di crinale appenninico. La loro posizione, più prossima al mar Adriatico che al Tirreno, coincide con l’estrema punta orientale della Toscana, incuneata nelle Marche. La Riserva Naturale protegge l’intero Sasso di Simone e i rilievi argillosi circostanti, fino al Simoncello, formando un complesso unico con il

confinante Parco Regionale del Sasso Simone e Simoncello, in territorio marchigiano.

Interessi di vario genere ruotano intorno al Sasso: una densa storia, documentata a partire dal Neolitico, un’interessante e inusuale geomorfologia e un prezioso patrimonio floro-faunistico, il tutto inserito in un contesto paesaggistico veramente unico.

Dopo il dominio romano, che interessò il territorio di Sestino dal 295 a.c., quest’area è andata incontro a spopolamento fino al 1100, quando venne costruita proprio sulla sommità del Sasso un’abbazia benedettina, che sorse probabilmente su un precedente edificio religioso longobardo. L’abbazia, dopo un fiorente periodo durato fino al XIV sec., cominciò a decadere e l’inaccessibile pianoro del Sasso entrò così nelle mire di Malatesta Novello, che vi realizzò un’imponente fortezza a controllo del suo vasto territorio. Quando nel 1520 i Malatesta cominciarono a decadere, perdendo i loro possedimenti; il Sasso, passò prima alla Repubblica Fiorentina e poi ai Medici. Cosimo dé Medici rimase talmente impressionato dal luogo da volervi costruire una vera e propria città fortificata, non solo a scopo difensivo ma anche per consolidare il potere del suo Stato in quest’area così marginale. La costruzione iniziò nel 1566 e in una decina di anni vennero costruite le mura, diverse abitazioni, una cappella e la sede del Capitanato di Sestino, istituito nel 1575. Varie circostanze, tra cui le distanze con i centri principali, la difficoltà di accesso e, soprattutto, gli inverni molto rigidi impedirono, fin dall’inizio, che l’insediamento si sviluppasse; in quegli anni infatti, gli abitanti, non arrivarono mai nemmeno a 100, e una buona metà erano militari. Nel 1663 la città-fortezza era già in piena decadenza e gli fu tolto anche il presidio militare. Del sogno di Cosimo rimangono i ruderi, affioranti tra la vegetazione che oggi ricopre il Sasso.

ALTA VALLE DEL TEVERE

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale

Superficie :  470 ettari

Altitudine : 1200 m

Ambienti : Montuoso

Comuni :  Pieve Santo Stefano

 

Descrizione:

L a Riserv

a, situata pochi chilometri a nord di Pieve S. Stefano, protegge la dorsale montuosa arcuata formata da Poggio Tre Vescovi (1.240 m s.l.m.), Poggio Bastione (1.193 m) e Monte Nero (1.228 m), che segna il confine tosco-emiliano, allungandosi verso sud fino a comprendere la zona del Passo delle Gualanciole.

Il fiume Tevere, che nasce in territorio emiliano, sul vicino Monte Fumaiolo, scorre per i suoi primi chilometri ai piedi della dorsale del Monte Nero, dove riceve le acque del torrente Cananeccia. Il comprensorio dell’area protetta è quasi interamente boscato, con interruzioni del manto arboreo in corrispondenza di prati, di arbusteti e di aree a roccia affiorante. Si tratta quasi esclusivamente di terreni di proprietà del Patrimonio agricolo-forestale regionale, attualmente gestiti dalla Comunità Montana Valtiberina Toscana, che hanno mantenuto un’elevata naturalità.

Gli insediamenti antropici in questo tratto di Appennino si riducono ai piccoli borghi di Valsavignone, di Castellare e di Cerignone, antichi centri fortificati altomedievali, ai quali si aggiungono poche case coloniche sparse, tra le quali Le Gualanciole.

Lo scarso disturbo, la presenza di boschi ed aree rocciose quasi inaccessibili fanno della Riserva un ambiente ideale per i grandi predatori, come il lupo e l’aquila reale. La funzione di tutela dell’importante patrimonio faunistico presente nell’area è resa più efficace grazie alla grande Oasi di Protezione Faunistica confinante, gestita dalla stessa Provincia di Arezzo.

Valle Inferno e Bandella

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tra i comuni di Terranova Bracciolini, Pergine Valdarno, Laterina e Montevarchi, c’è una riserva naturale provinciale di 531 ettari circa che protegge un tratto di 4 km del fiume Arno, compreso tra la diga di Levane e il Ponte del Romito, includendo anche l’mpia zona palustre di Bandella e le colline circostanti principalmente coltivate.

Ai 531 ettari della Riserva si aggiunge una vasta area contigua, sviluppata principalmente a nord dell’area protetta, nella quale le attività antropiche (soprattutto caccia e agricoltura) sono sottoposte ad una specifica regolamentazione, in modo da non influire negativamente su un ambiente così delicato.

Le acque dell’Arno, trattenute dalla diga, si estendono tranquille per quasi tutta la lunghezza della Riserva, formando il cosiddetto lago di Levane, del quale fa parte anche la zona umida di Bandella, originatasi per allagamento della valle del torrente Ascione.

E’ questo il cuore dell’area protetta, dove nei diversi periodi dell’anno si concentrano numerose specie di uccelli. Oltre all’ambiente fluviale e a quello palustre, la Riserva comprende boschi, arbusteti e colture, con un’eccezionale coesistenza di ambienti diversi, che ha come risultato una fauna decisamente interessante non solo per quanto riguarda la zona umida.

La calma del fiume sembra contrastare con il nome di Valle dell’Inferno che caratterizza da sempre questo tratto dell’Arno, ma in realtà il riferimento doveva essere più che calzante prima della costruzione della diga.

La valle è infatti profondamente incisa, con versanti particolarmente ripidi tra i quali l’Arno scorreva in modo impetuoso e spesso pericoloso per chi era costretto a percorrerlo in barca.

PONTE BURIANO E PENNA

Giovedì, Giugno 26th, 2008

Tipologia : Riserva Naturale Provinciale

Superficie : 668 ettari

Altitudine :

Ambienti : zona umida

Comuni :  Arezzo, Laterina e Civitella in Valdichiana

 

Descrizione:

La Riserva di Ponte Buriano e Penna è tra le prime aree protette ad essere state istituite dalla Provincia di Arezzo, con lo scopo di proteggere le numerose specie di uccelli che scelgono questi tratti dell’Arno per la nidificazione, la sosta durante le migrazioni e lo svernamento. Comprende un tratto dell’Arno di circa 7 km, da Ponte Buriano, dove il fiume riceve il Canale Maestro della Chiana proveniente dalla Valdichiana senese, alla diga ENEL di Penna, che ultimata nel 1958, ha determinato l’allagamento di una buona parte della vallata, formando un invaso di circa 10 milioni di metri cubi. Lo sbarramento ha fatto sentire i suoi effetti fino a Ponte Buriano, all’estremità orientale della Riserva, dove nel tratto pianeggiante precedente lo “Stretto dell’Imbuto” l’espansione delle acque ha avuto come risultato l’ampliamento della zona palustre circostante il Canale Maestro, oggi ricoperta da un vasto canneto. Qui sono ancora visibili i resti del Mulino dell’Imbuto, costruito dai Monaci della Badia di S.

Trinità dell’Alpi sfruttando la particolare morfologia della valle. Il Mulino è solo uno dei numerosi segni lasciati dall’uomo in questo tratto dell’Arno, punto di passaggio importantissimo fin dall’epoca romana che si è mantenuto tale per tutto il Medio Evo, periodo in cui fu costruito il Ponte Buriano.

Lungo l’Arno, meritano una visita gli antichi nuclei fortificati di Penna, Rondine e Monte Sopra Rondine, la cui posizione, scelta in passato per motivi strategici, offre oggi bei panorami sul fiume e la zona umida. Attorno alla Riserva, a protezione dell’area umida e per ampliare l’area di tutela della fauna ed in particolare dell’avifauna, è stata creata un’Area Contigua, una fascia di territorio a regolamentazione specifica, con la funzione di “tampone” tra il delicato ambiente fluviale e le aree agricole e urbane circostanti